venerdì, 01 febbraio 2008,18:21

Dopo una pausa infinita, la Kirsten ricomincia. Grazie al lavoro eccezionale di Fil, sono pronti due dischi. Belli. Bellissimi. Che esulano un pò dall'immagine indiepop. Nessuno è diventato grande, certo. Ma gli ep sono intensi, poco modaioli, splendidamente out. I protagonisti?Loro e lei.
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giovedì, 10 maggio 2007,21:40

Una delle cose che si fa notare, quando si parla della Kirsten's Postcard, è il fatto che l'etichetta abbia sede a Bra. lo si evidenzia, quasi compiaciuti, così come lo siamo noi. Ora si cambia. Io ho il lavoro e una nuova casa a Torino, speriamo definitiva (almeno per un pò, dai), Fil si sta organizzando per trasferirsi a Milano per il suo nuovo coolissimo lavoro. Dunque anche la piccola Kirsten fa le valigie. Quello che si garantisce, è che continuerà a pubblicare dischi. Anzi, i prossimi due, già stanno venendo fuori.

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lunedì, 07 maggio 2007,21:11
E così, in Inghilterra succede questo. Andateglielo a spiegare ad Alessandro della Best Kept...
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lunedì, 30 aprile 2007,10:45

Oggi è il compleanno di Kirsten Dunst: Kiki fa venticinque anni, proprio come noi. Per festeggiare, le offriremmo un aperitivo a Verduno con vista sulle Langhe, questo è sicuro. Se è d'accordo, può scriverci alla mail, o lasciare un commento in questo post. Se non riesce, beh, non importa: le si vuole bene lo stesso.

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venerdì, 30 marzo 2007,18:15
Domani, a Torino (Spazio 211, of course) suoneranno i nostri amigos Le man avec les lunettes, che hanno praticamente colonizzato l'ultimo numero di Rumore. Se a qualcuno di voi viene in mente la parola My Honey Mapphia, ecco, io non l'ho scritta...Sull'ultimo numero di Fuori dal Mucchio, ho scritto qualcosina sul loro concerto braidese: poche righe, che spero rendano l'idea.

Caffè Boglione, Bra (CN), 2/3/07


Uomini con gli occhiali parte prima: bei discorsi sull’estetica indie che appassiona adolescenti e post adolescenti di tutto il (nostro) mondo; l’appartenenza al catalogo di un’etichetta – la MyHoney Records – che diverte solo alla vista, colmo com’è di oggetti romantici e particolari; un tour carico di date in locali piccoli, artigianali, informali. Poi arriva la parte seconda: quella che racconta di una band perfettamente a suo agio nelle atmosfere pop e delicatamente psichedeliche dei pezzi che riempiono l’omonimo album d’esordio, capace di superare la lezione dei tre minuti e via creando un impatto sonoro delicato eppure deciso, sospeso fra ricerche di purezza beatlesiane e scarti cari a Grandaddy e Flaming Lips.
Insomma, un gruppo dalla doppia anima: quella della superficie, che galleggia senza problemi in un lago placido e bucolico, e quella sotterranea, che scalpita in virtù di un approccio spesso obliquo e senza bussola alla materia trattata. Anime che si mostrano, incrociandosi divertite, nella flessuosa “A Tea At The Station” e nella bella cover di “Venus” (rimodellata sull’originale “inno indipendente” appartenuto ai Wedding Present), nel bell’esperimento retropop di “The Dogsitter” e nella stralunata conclusione a base di bis, improvvisazioni e divertiti duetti che regalano ai presenti la convinzione che – in un panorama variopinto e sovraffollato come quello italiano – i Le Man avec les Lunettes rappresentino al meglio la generazione 2.0 di quello che ci ostiniamo a chiamare “sottobosco indie” dimenticando troppo spesso che l’alternativa, quella dei numeri che contano, è ormai retaggio di pochi, pochissimi, disinteressati ascoltatori.
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